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I mutamenti climatici contribuiscono alla diffusione delle malattie?

Fioritura dei ciliegi a gennaio

Foto di Fioritura dei ciliegi a gennaio di Night Heron su Flickr.

Lo scioglimento delle calotte polari, l'innalzamento del livello del mare e le condizioni meteorologiche estreme non sono le uniche conseguenze possibili dei cambiamenti climatici. Gli scienziati mettono in guardia: contribuendo all'aumento della diffusione delle malattie e di altri problemi sanitari, i mutamenti climatici del pianeta possono compromettere anche la salute pubblica.

Di questi tempi, la questione dell'impatto dei cambiamenti climatici sulla salute è molto sentita. Gli esperti mondiali in materia di sanità si sono impegnati [in] ad approfondire il tema, ampiamente dibattuto sulle riviste mediche [in] e in occasione della Giornata mondiale della Salute 2008 [in]. I ricercatori temono [in] che, se incontrollato, l'andamento attuale del surriscaldamento globale porterà a un drastico incremento dei rischi per la salute. Questi spaziano dalla morte dovuta a temperature eccessivamente alte e dai disastri naturali a un cambiamento nell'evoluzione di quelle malattie che, come la malaria e la dengue [it], risentono delle temperature e dalle precipitazioni. Gli esperti segnalano già i primi esempi [in] di questo impatto, con le epidemie di colera in Bangladesh e la febbre della Rift Valley in Africa.

Laura Grant, su Treevolution, aggiunge [in] che gli effetti dei cambiamenti climatici sono già evidenti anche in Kenya.

“Secondo l'International Panel on Climate Change [in] [Il gruppo intergovernativo dell'Onu che si occupa delle mutazioni climatiche] è probabile che i cambiamenti climatici indurranno una variazione nella diffusione delle malattie a trasmissione vettoriale come la malaria. In Kenya sono già stati registrati dei casi in aree mai colpite dalla malaria prima d'ora.”

Pur se le trasformazioni climatiche rappresentano un fenomeno su scala globale, gli esperti anticipano [in] che le conseguenze più gravi in termini sanitari si avranno proprio tra le popolazioni più indigenti dei Paesi più poveri. Negli anni ‘90, si sono registrati in tutto il pianeta circa 600.000 casi [in] di morte per calamità naturali legate al clima e 95 decessi su cento sono avvenuti nei Paesi poveri. Nel 2002 inoltre, diarrea, malaria e malnutrizione proteico-energetica - tutte malattie il cui corso viene alterato dal clima - hanno provocato complessivamente più di 3 milioni di vittime, di cui oltre un terzo in Africa. Questa galleria fotografica [in] illustra le ulteriori conseguenze dei cambiamenti climatici sulla salute.

Tuttavia il blog Globalisation and the Environment spiega [in] la difficoltà di separare l'impatto dei cambiamenti climatici e quello della povertà sulla salute.

“È in corso un acceso dibattito sugli effetti generati dall'effetto serra sulla diffusione delle malattie. Cerchaimo di tenere sempre a mente che povertà e malattie, così come clima e malattie, sono strettamente correlati. A parte ciò, per uno scienziato sfiduciato è comunque utile indagare sulle cause alternative che portano alla morte.”

È quanto hanno fatto i ricercatori del WCS [Wildlife Conservation Society - Società per la tutela degli animali selvatici], che in ottobre hanno pubblicato un rapporto [in] in cui si elencano 12 malattie animali e umane a potenziale diffusione in nuove aree del globo a causa dei cambiamenti registrati nelle temperature e nel livello delle precipitazioni. Le malattie citate dal rapporto includono influenza aviaria, colera, virus Ebola, malattia di Lyme, tubercolosi e febbre gialla. Per scongiurare l'aggravarsi dei focolai, la WCS consiglia l'attento monitoraggio della salute della fauna selvatica che aiuti a capire le dinamiche di diffusione di queste malattie. Trimurtulu, sul blog MeDiCaLGeeK, ne rilancia ulteriormente [in] i suggerimenti:

“Secondo gli autori, il modo migliore per difendersi da possibili scenari peggiori è individuare il sistema di diffusione di queste malattie tra gli animali selvatici, predisponendo una rete di sorveglianza mondiale basata sull'azione congiunta della scienza occidentale e della saggezza indigena.”

Il rapporto ha spaventato alcuni blogger, tra cui una donna che scrive su ThinkingShift, per via dei possibili legami tra malattia e clima. La blogger scrive quanto segue [in]:

“In questo momento siamo così presi dalla bufera finanziaria in atto che se pensiamo ai cambiamenti climatici ci vengono in mente il surriscaldamento in determinate aree, l'innalzamento del livello del mare, i poveri orsi polari incapaci di trovare blocchi di ghiaccio su cui riposare e via discorrendo. Ma ci fermiamo mai a pensare alle malattie letali cui potremmo andare incontro? Beh, di sicuro questo rapporto mi ha spinto a qualche riflessione, facendomi soffermare sul fatto che gli agenti patogeni, una minaccia per l'umanità, hanno già causato seri danni economici. Il virus della SARS e l'influenza aviaria, per esempio, hanno già comportato una perdita per l'economia mondiale stimata sui 100 miliardi di dollari”.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) calcola che, se non si adottano le misure del caso, entro il 2050 i cambiamenti climatici faranno quasi raddoppiare [in] la percentuale delle popolazioni esposte al rischio di morte per fame e per effetti sanitari associati. Maina, che scrive su Baraza, propone [in] molteplici soluzioni per affrontare il problema.

“Primo, dobbiamo adottare uno stile di vita sostenibile per ridurre la gravità dei mutamenti climatici e dei relativi effetti; secondo, ora più che mai, dobbiamo tutelare la fauna selvatica, campanello d'allarme della comparsa dei focolai di queste malattie letali.”

Tuttavia, leg-iron accusa [in] il rapporto del WCS di allarmismo ingiustificato. Su urban blog Peri Urban aggiunge [in] che le ricerche sul tema scarseggiano e che la correlazione tra cambiamenti climatici e salute è ancora tutta da provare.

“Non si ha notizia di ‘effetti collaterali' da cui l'OMS debba sentirsi tenuta a proteggerci. Né è possibile sensibilizzare l'opinione pubblica su un argomento non ancora sviscerato, salvo voler indurre a credere a priori che esista un problema, in modo da ricevere dei finanziamenti. Anche gli scienziati hanno il mutuo da pagare, proprio come noi comuni mortali”.

By Juhie Bhatia · Translated by Giuseppina Manfredi · Translation date 11 novembre 2008
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Hong Kong: salviamo le paludi di Ha Pak Nai

Secondo una notizia diffusa dalle grandi testate (ripresa da inmediahk.net [cin]), una importante impresa edile di Hong Kong sta progettando la bonifica del terreno paludoso di Ha Pak Nai, tra i più belli dell'area dello Yuen Long. Il piano prevede la costruzione di 122 residenze, 56 hotel in stile villaggio, un campo da golf che si estende per 5 milioni di metri quadri e un piccolo museo entomologico, comportando così la privatizzazione dell'intera area.

Da People's blog [cin] giunge l'appello a sottoscrivere una petizione [cin] contro l'attuazione del piano edilizio – con scadenza al 26 settembre. Sul blog si trova anche questa mappa che illustra il piano nei dettagli.

Piano di sviluppo di Ha Pak Nai

Chan Siu Ming ha creato un gruppo su Facebook per fare muro contro il piano di sviluppo, a cui hanno finora aderito oltre 460 persone. Ecco alcuni stralci delle discussioni in corso nel gruppo:

Judy To: possiamo fare qualcosa, protestare, per esempio… con una raccolta di firme contrarie????

Felix Chan:

122 residenze di lusso, 56 hotel a ospitalità limitata e un campo da golf… ma come faranno a sopravvivere gli insetti? Qual è lo scopo del museo entomologico allora? Quello di conservare gli insetti morti per prenderci in giro?

Kan Cheng progetta ulteriori azioni da parte del gruppo:

a Loy: dopo il 26 settembre possiamo scrivere una lettera all'EPD [Environmental Protection Department (Dipartimento per la tutela ambientale)] sulle ripercussioni del campo da golf sull'ecosistema circostante. Lo farei più in là perché al momento può darsi che la EPD non sia neanche al corrente del progetto, e a noi serve tempo per formulare obiezioni precise.

Per Him: è proprio per questo che dobbiamo allertare l'opinione pubblica, ma in modo semplice, perché la gente a Hong Kong tende ad appoggiare questo tipo di sviluppo. Se riusciamo però a risvegliare la coscienza anche di una parte della società facendo leva sull'ecologia, la giustizia e quant'altro, può darsi che il governo non si assuma i rischi che un piano del genere comporta.

Per Felix: è come un botta e risposta -> ottenere “qualcosa in più” approvando il piano … dobbiamo sottolineare il fatto che difficilmente gli spazi aperti e le aree edificate potranno essere utilizzate dal pubblico per via dei problemi legati ai trasporti. Così possiamo far revocare il tutto.

Loy Ho spiega invece in quale contesto politico vada inquadrato il cosiddetto piano di sviluppo ecosostenibile:

Non si può dire che a Hong Kong già esistano esempi di architettura ecosostenibile. Alcuni progetti del passato sono stati realizzati solo perché la legislazione in materia esulava allora dalle conoscenze scientifiche relative all'ambiente. Il nostro Environmental Conservation Department (Dipartimento per la salvaguardia ambientale) è una piccola unità governativa che non ha il potere di bloccare lo sviluppo edilizio, per quanto inadempiente alle normative ambientali. Se l'impresa è abbastanza ricca da poter attuare una buona strategia di pubbliche relazioni, allora può comprarsi l'appoggio di quelli contrari al piano. Il più delle volte è proprio così che i progetti vengono approvati. Prendiamo ad esempio il giardino delle farfalle di Fung Yuen o il progetto della CLP per la la costruzione di un terminale di rigassificazione di gas naturale liquefatto (GNL). Il primo è senz'altro un'altra copertura di facciata di un piano di sviluppo edilizio. L'impresa non ha fatto che delimitare una zona cuscinetto di 50 metri a protezione del giardino delle farfalle.

Ma come si presentano attualmente i terreni paludosi di Ha Pak Nai? (Tutte le fotografie sono state tratte dal gruppo su Facebook.)

Le paludi di Ha Pak NaiLe paludi di Ha Pak NaiLe paludi di Ha Pak NaiLe paludi di Ha Pak Nai

Alla luce di quanto esposto, chi vuole può sottoscrivere la lettera di opposizione indirizzata all' ente per la pianificazione urbanistica [cin] o inviare dei commenti all'Ente del turismo di Hong Kong [in] entro il 26 settembre.

By Oiwan Lam · Translated by Giuseppina Manfredi · Translation date 19 settembre 2008
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Blog e ambiente: efficienza energetica, tutela delle risorse

Questo post dedicato alle questioni ambientali raccoglie le testimonianze di blogger da varie parti del mondo che affrontano tematiche diverse: dall'ornitologia all'efficienza energetica fino alla salvaguardia delle foreste.

Il blog tematico dedicato all'ornitologia Bahrain Obs, ad esempio, riporta [in] gli ultimi aggiornamenti sulle migrazioni dei volatili, documentandole con le immagini.

La migrazione è nel pieno dell'attività. In anticipo sui tempi previsti, alle file di rondini sui cavi [elettrici e telefonici] si sono unite le gruccione europee, le rondini “topino” e [altre ancora] della singolare specie “rossiccia”.

Uccello migratore, dal blog Bahrain Obs
Immagine gentilmente concessa da Bahrain Obs

Sul blog Carbon Smart, Rory discute [in] le recenti notizie sulla conversione dai biocarburanti all'idrogeno, considerando altresì le conseguenze dell'uso dell'energia efficiente e la riduzione dei costi dei sistemi di trasporto.

L'autore del blog Changing Climates pubblica questo filmato che raccoglie una serie di foto scattate durante viaggi (…) in varie località, dalle Fiji al Vietnam, dalla Tailandia alla Namibia, dal Mozambico all'Egitto.

Ricicli? Hai mai dovuto smistare i rifiuti in 34 contenitori e lavare le bottiglie da cima a fondo? Su ChinaDialogue [in] Justin McCurry spiega che nella cittadina giapponese di Kamikatsu, dove si vuole raggiungere l'obiettivo “zero rifiuti” entro il 2020, vige l'obbligo di riciclare.

[Situata] A un'ora di macchina dalla città più vicina e a circa 600 chilometri da Tokyo, la cittadina ha dovuto adottare un sistema alternativo di gestione dei rifiuti quando, nel 2000, le nuove e severe norme sulle emissioni di diossina le hanno imposto di eliminare i due termovalorizzatori.
“Non potevamo più bruciare la spazzatura, così abbiamo pensato che prima di tutto fosse meglio non produrne affatto,” sostiene Sonoe Fujii di Zero Waste Academy, l'organizzazione senza fini di lucro che sovrintende al progetto.
Malgrado la resistenza iniziale, la dichiarazione per l'azzeramento dei rifiuti, approvata dal consiglio comunale nel 2003, ha prodotto un improbabile esercito di ecoguerrieri.

La Environmental Justice Foundation [EJF], Fondazione per la Giustizia Ambientale] ha riferito [in] delle operazioni di pesca illecita e indiscriminata, [nota anche come] ‘pesca pirata', che si svolgono nelle acque africane, in particolare presso la South African Development Community [it] [Comunità per lo Sviluppo del Sud Africa, SADC], di cui fanno parte Angola, Botswana, Lesotho, Malawi, Mozambico, Swaziland, Tanzania, Zambia, Zimbabwe, Namibia, Sudafrica, Mauritius, Repubblica Democratica del Congo e Madagascar. L'articolo, a cura della fondazione, illustra i dettagli della pesca di frodo in Guinea, suggerendo altresì le misure adottabili per mettere fine a questa pratica.

La Electricity Government Initiative (EGI) [in] informa sul lancio di una propria sezione sudafricana,

…[si tratta di] un nuovo tentativo per una gestione migliore del settore dell'energia elettrica in Sudafrica. L'iniziativa valuterà se il governo sia in grado o meno di creare le condizioni idonee a promuovere l'uso delle energie rinnovabili, l'efficienza e la giustizia sociale, senza perdere di vista lo sviluppo sostenibile e gli interessi della collettività.

Tra le problematiche politiche del 2008, primeggiano i temi correlati all'energia elettrica. Il Sudafrica attraversa una crisi caratterizzata da un impoverimento senza precedenti delle riserve che si traduce in una fornitura di energia elettrica insufficiente a coprire la domanda. Questa contingenza è un'occasione per inglobare al meglio l'energia pulita nei sistemi energetici adottati in Sudafrica, ma ci vorranno dei solidi quadri gestionali per trovare il giusto equilibrio tra le questioni ambientali, sociali ed economiche.

Il blog Ethical Co-op [in] riporta la notizia della vendita della produzione di BST [la somatropina bovina, l'ormone della crescita bovina] dalla Monsanto alla multinazionale farmaceutica Eli Lilly, rilevando come

per alcuni versi si sia trattato di un vero affare. L'ormone della crescita bovina geneticamente modificato viene associato a una serie di disturbi tra cui il diabete. I farmaci antidiabetici costituiscono per la Eli Lilly una linea di prodotti altamente redditizia. La Monsanto era inoltre solita trarre vantaggi economici dai diabetici, dal momento che l'aspartame di sua produzione viene impiegato da alcuni come surrogato dello zucchero.
Naturalmente, potrebbe sempre trattarsi di semplici coincidenze. Sul sito della Eli Lilly, la prima cosa che balza agli occhi è la sua mission: aiutare la gente ‘a vivere una vita più lunga, più sana e più attiva'.
Se state cercando un modo per sostituire lo zucchero raffinato a tavola (cosa tra l'altro raccomandabile), sappiate che esistono alternative di gran lunga migliori da usare con moderazione come miele, datteri e xilitolo.

Il Green Prophet riporta [in] l'annuncio del ministro del turismo israeliano sulla svolta ecologica che il Paese intende operare entro il 2009. Il blogger rileva inoltre le scelte ecosostenibili cui sono orientate le aziende private dell'industria turistica, come la Avis Israel; Karen cita una serie di iniziative intraprese in tal senso:

Al momento di noleggiare un auto con Avis, una delle compagnie leader del settore (…) sia in Israele che nel mondo, ora è possibile neutralizzare la propria impronta ambientale dell'uso dell'automobile finanziando una piantagione di alberi. A tutt'oggi, i clienti e lo staff dell'Avis hanno piantato oltre 200.000 alberi. L'azienda dichiara inoltre che la flotta di veicoli di cui dispone è altamente efficiente, traducendosi così in un consumo più efficiente di carburante. (Certo, non si tratta di una flotta di auto ibride come la Prius… ma è solo l'inizio).
Nel caso in cui non ci si fidi dell'Avis per piantare alberi, ma si intenda comunque compensare le emissioni prodotte dall'auto noleggiata, è possibile farlo anche tramite l'associazione Keren Kayemeth L’Israel (KKL), con un sistema semplice attuabile anche online.

Cosa possono insegnare 5 piccoli acini d'uva sui valori e sulla sostenibilità? Ce lo svela La Marguerite, spiegando come i valori individuali possano mutare in rapporto alla disponibilità delle risorse alimentari.

Ultimo ma non meno importante, ecco un edificante post [in] di Omar sul sito Safari Notes riguardo lo stato delle foreste del Monte Elgon [in], dopo che il Presidente ugandese Yoweri Museveni ha bocciato i piani che prevedevano il taglio di 7.500 ettari per favorire gli insediamenti umani.

La riduzione della copertura forestale del Monte Elgon e dell'area circostante avrà di certo un impatto negativo sull'ecosistema dell'area, con effetti tanto graduali quanto devastanti. Il monte già soccombe agli effetti del riscaldamento globale e le violazioni perpetrate aumentano progressivamente fino all'inevitabile distruzione. Grandi quantità di alberi vengono abbattute per ricavarne legname utilizzato per il riscaldamento, come combustibile e per le costruzioni, anche di alloggi abusivi. L'area del Monte Elgon, di solito fresca e verdeggiante, va pian piano deteriorandosi; le zanzare, un tempo rare nei dintorni, trovano terreno fertile nelle paludi che si sono create a seguito dell'attività umana, con un aumento dei casi di malaria.

La maggior parte del territorio dell'Uganda gode di terreni abbondanti e molto fertili, per cui la gente può (dovrebbe) insediarsi altrove. Ma non in un luogo dai delicati equilibri ambientali come l'area circostante il Monte Elgon. Per leader e politici, è pericoloso e da sconsiderati placare l'opinione pubblica e accattivarsi voti ricorrendo a tattiche quali l'eventuale cessione parziale del monte Elgon. Non resta che augurarsi che la leadership e il governo ugandesi ne tutelino e ne preservino la natura e l'ambiente.

Monte Elgon, Uganda
Monte Elgon, Uganda - Foto per gentile concessione di Safari Notes [in].

By Juliana Rotich · Translated by Giuseppina Manfredi · Translation date 11 settembre 2008
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I blogger delle Isole del Pacifico: priorità all'ambiente

Al primo posto nell'ordine del giorno dell'incontro tra i leader delle Isole del Pacifico, svoltosi recentemente ad Alofi, capitale di Niue [in], troviamo la denuncia del governo militare nelle Fiji e le questioni ambientali. Frank Bainimara, autoproclamatosi Primo Ministro ad interim delle Fiji ha boicottato [in] questo incontro annuale dei capi di governo di 16 nazioni. Altri aderenti alla riunione hanno minacciato di imporre il divieto di viaggio ai leader delle Fiji fino alla revoca, da parte del governo, di una recente delibera di annullamento delle elezioni previste a marzo 2009 per il ripristino della democrazia partecipativa nel Paese.

Mentre i leader regionali tentano di fare pressione sul governo delle Fiji, diversi blogger esprimono preoccupazione per l'effetto serra e altre questioni ambientali che gravano sull'economia degli stati insulari del Pacifico.

Il portale informativo delle Isole Salomon Langa Langa Information Portal [in] rilancia una dichiarazione di Toke Talegi - premier di Nieu che ospita il 39° Forum delle Isole del Pacifico - secondo cui, vista l'attenzione internazionale catalizzata dai cambiamenti climatici, questo è il momento giusto per prestare assistenza alle nazioni insulari interessate dal fenomeno, tanto più che nell'ultimo decennio gli aiuti internazionali pro capite hanno registrato un incremento irrisorio [in].

Sono numerosi i problemi ambientali che affligono queste isole, sparse in un ampio raggio dell'Oceano Pacifico. Praticamente sprovviste di petrolio e con scarse risorse di energia idroelettrica, la maggior parte delle isole ha difficoltà a produrre elettricità. Considerato il numero spesso esiguo dei rispettivi abitanti e l'isolamento in cui vivono, l'importazione del greggio ha costi elevati e crea una economia di scala che porta al rialzo dei prezzi. Scarse le località e le possibilità di stoccaggio del petrolio. I livelli di sviluppo e la crescita demografica variano parecchio da una nazione all'altra. Lo stesso dicasi per l'accesso all'elettricità.

In aggiunta, molte isole sono facile preda dei cambiamenti climatici e potenzialmente esposte alle violente tempeste tropicali e all'innalzamento dei mari. Di recente, Papua Nuova Guinea ha dovuto reinsediare oltre 2.000 abitanti dalle Isole Carteret, a causa del loro lento inabissarsi per via delle inondazioni. Nel 1999 due delle isole disabitate dell'arcipelago delle Kiribati sono state inghiottite dalle acque .

Mentre i capi di Stato si confrontano su questioni politiche e temi ambientali, i blogger delle Fiji cercano le soluzioni ai problemi energetici nazionali, citando il caso dell'ospedale rimasto senza corrente elettrica per sei mesi ripreso dalla testata locale Fiji Times.

Da notare le ripercussioni sulla ben avviata industria del turismo delle Fiji. Gli autori del blog Diving in Fiji rimandano a un articolo sulle eco-immersioni. Ben Keene, giovane imprenditore inglese, e un suo amico, hanno pensato di creare un sito di social networking e di stabilirsi sull'Isola di Vorovoro, alle Fiji, per lavorare con la gente del posto alla realizzazione di una struttura turistica ecosostenibile dotata di generatori eolici e solari, gabinetti ecologici con compostaggio a secco, e alloggi nello stile tradizionale dell'arcipelago. Secondo una stima fatta dai due, l'iniziativa ha procurato lavoro a oltre 150 abitanti che collaborano alla sua gestione acquistando le provviste da contadini e pescatori, noleggiando idrotaxi o taxi su strada per il trasporto dei turisti e reclutando il personale da adibire alla gestione della struttura. Grazie all'impegno profuso per la “Tutela del patrimonio culturale” il gruppo, autobattezzatosi Tribewanted, è da tempo in lizza per un riconoscimento nell'ambito del turismo responsabile, e l'iniziativa cui si è fatto cenno è illustrata nei dettagli su questo blog. Esiste anche un blog dedicato all'agricoltura e all'allevamento biologici come fonti di approvvigionamento per le numerose strutture turistiche del Paese.

Dal blog Energy for All, dedito allo sviluppo sostenibile, si apprende poi come la tecnologia avanzata venga applicata a livello locale.

Una comunità della provincia settentrionale di Macuata a Vanua Levu, la seconda isola per estensione delle Fiji, è da poco entrata nell'era dell'illuminazione efficiente [buon rendimento energetico = basso consumo]. A Suva, capitale delle Fiji, un gruppo di donne del villaggio di Visoqo, costituitosi sotto il nome di Macuata Soqosoqo ni Marama (Associazione delle donne di Macuata), coadiuvato dal GEF, dal Canada Fund e dall'Organizzazione internazionale delle donne (a cui adersice la blogger Shikha) ha reso possibile una raccolta di fondi destinati all'installazione di diversi sistemi solari domestici all'interno della comunità, della cui posa in opera si è occupata la ditta localeCBSpowersolutions.

Le piccole lanterne solari portatili sono un ottimo sostituto delle lampade antivento e delle comuni torce. […] Il modello attualmente in uso alle Fiji è una lanterna compatta con lampada fluorescente da 9 W, pannello solare incorporato e pila da 6 W. La pila è ricaricabile con energia solare o tramite una qualunque presa elettrica. Si tratta di apparecchio molto ben congegnato, inclusivo altresì di una radio o un rivelatore di movimento. Nell'ambito di questo mini progetto, i miei studenti stanno effettuando una serie di test su queste lanterne…

Sul blog Pacific Islander viene citato un discorso vecchio di cinquant'anni in cui si preannuncia la fine dell'era del combustibile fossile, promuovendo al contempo l'energia nucleare, risorsa abbondante in grado di generare notevoli quantità di energia con pochi materiali.

Il blog riporta una disamina della questione:

Ormai è troppo tardi per adeguarsi senza colpo ferire all'economia dell'era post-carbone (un'economia in cui i combustibili fossili non sono più né abbondanti né a basso costo). Forse, ne risentiremo parecchio. Già se ne evidenziano le prime avvisaglie. Ma più si nasconde la testa sotto la sabbia, più duro sarà andare avanti. Non possiamo certo dire che non siamo stati avvisati. Mi auguro che adesso siamo pronti ad ascoltare questo discorso, e a farlo nostro, anche se con oltre mezzo secolo di ritardo…

Il blog Invest in Fiji, gestito da due uomini d'affari del posto, lancia un appello al governo affinché inizi a devolvere maggiori risorse all'energia solare.

Continuo a chiedermi per quale ragione le Autorità per l'energia elettrica non ci consentano di utilizzare i pannelli solari nelle nostre abitazioni per sopperire ai bisogni energetici di case/uffici, da soli o congiuntamente ad altri sistemi.

Negli ultimi anni, il costo delle importazioni è aumentato, e gran parte va addebitato alle importazioni di greggio.

Gli ultimi governi hanno tentato di incentivare le imprese operanti nel settore della produzione di energia alternativa, ma non è stato fatto granché per incoraggiare l'imprenditoria a darsi da fare.

Su base locale, le ricerche sui combustibili alternativi, energia solare inclusa, sono pressoché nulle: nelle università è stato fatto ben poco per spronare privati o aziende a occuparsi delle ricerche in questo settore.

By John Liebhardt · Translated by Giuseppina Manfredi · Translation date 29 agosto 2008
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Ambiente: aggiornamenti dai blogger africani

In questa panoramica d'aggiornamento sulle questioni ambientali, facciamo visita a diversi blogger africani, dove troviamo foto spettacolari, dibattiti sulle tecnologie solari, timori per la concessione ad uso agricolo delle foreste e altre novità su argomenti affrontati tempo fa.

Urbansprout riporta l'annuncio di alcuni ricercatori di energia solare su una nuova tecnologia che prevede l'uso di lastre di vetro rivestite da uno strato di tinture organiche fotoassorbenti. E si pone un interrogativo:

Siamo sicuri che un pezzo di vetro con sopra uno strato di vernice possa assorbire la quantità di luce naturale sufficiente a generare energia, in alternativa al costoso sistema fotovoltaico utilizzato attualmente?

In un post precedente, Urbansprout annunciava la nascita del primo ecovillaggio One Planet nel continente africano. Dopo averne evidenziato i 10 principi alla base della progettazione, illustra i dettagli degli ecovillaggi.

Non parliamo, infatti, dell'ecovillaggio inteso come variante del solito giardino! Il prossimo ecovillaggio che la One Planet ha in cantiere, è Sibaya, appena fuori Durban, il primo del continente africano.

Sibaya sarà una comunità di giardini locali, un posto in cui i residenti condivideranno l'auto, dove i ristoranti e i negozi saranno raggiungibili tramite piste ciclabili, dove tutti i rifiuti verranno riciclati, e molte altre cose simili…

Moses Sserwanga, giornalista ugandese, ritiene che il suo governo stia ancora tentando di cedere 7.100 ettari della foresta pluviale tropicale di Mabira. Lo scorso anno, le proteste per i piani di conversione della foresta di Mabira in piantagioni di canna da zucchero sono ricorse agli sms per mobilitare gli ugandesi contro il progetto della società Metha Group. Ecco cosa scrive:

Il governo gioca di nuovo al gatto e al topo.
Sfrontatamente incurante dell'opinione pubblica, il governo torna al suo vecchio piano di concessione di circa 7.100 ettari di un tesoro nazionale come la foresta pluviale tropicale di Mabira al Mehta Group per le piantagioni di canna da zucchero.
Ma l'aspetto più curioso di quest'ultima manovra del governo sono le maldestre e contraddittorie azioni dei tecnocrati del Ministero per l'Ambiente e le Risorse Idriche. Neanche due anni fa, infatti, gli stessi esperti che ora progettano la lottizzazione dei 29.964 ettari di Mabira - preparando così il terreno per la sua distruzione - ammonivano sulle gravi conseguenze di tali azioni.

L'autore del post prosegue poi il discorso alla luce dei previsti mutamenti climatici in Africa:

Riguardo la spinosa questione di Mabira, in cui la gente ha dato prova di una solidarietà senza precedenti per la determinazione dimostrata nella tutela di questa risorsa nazionale, il governo dovrebbe usare molta prudenza, prima di compiere scelte che vanno contro l'interesse nazionale. Il concetto di sviluppo sostenibile ci torna utile, qui: qualunque forma di sviluppo, soprattutto quello industriale tanto enfatizzato dal Presidente dell'Uganda Museveni, deve essere sostenibile dal punto di vista ecologico.

Bisogna evitare che questo tipo sviluppo provochi danni irreparabili all'ambiente. Distruggere la nostra superficie forestale significa compromettere la riserva di biodiversità del Paese. Dobbiamo dimostrare nuova determinazione nella lotta per salvaguardare la foresta di Mabira.

Phil, del Kenya environment news, interviene sul progetto di un impianto per il trattamento dei rifiuti nucleari in Kenya:

Tra qualche giorno, il Kenya ospiterà il primo impianto - tanto temuto quanto poco compreso - per il trattamento di rifiuti radioattivi a Oloolua, presso l'istituto di ricerca sui primati del Distretto di Kajiado. Qualora la costruzione venisse autorizzata, i kenioti pagheranno sicuramente a caro prezzo questa scelta, e la storia, altrettanto sicuramente, giudicherà implacabilmente la nostra generazione.

Phil pubblica anche un post su un'iniziativa per la fornitura di elettricità alle comunità rurali del Kenya.

L'Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale (UNIDO), ha da poco inaugurato il primo centro per la produzione di energia da fonti ecosostenibili, solare e idroelettrica, in un villaggio keniota a 150 chilometri a nordest di Nairobi.
Oltre a produrre elettricità, il nuovo centro, situato nel villaggio di Kibai, presso la divisione di Kerugoya, promuove l'utilizzo delle lampadine LED in sostituzione di quelle al cherosene, corresponsabili dell'insorgenza di malattie respiratorie nelle donne e nei bambini che ne fanno un uso quotidiano.

Per maggiori informazioni, si veda il blog Lighting up Kenya.

Il Prof. Leakey risponde ad alcuni quesiti del blogger Dipesh Pabari sul cambiamento climatico in Africa orientale.

Per concludere, vi proponiamo alcune immagini della Cobhouse di cui Global Voices si è occupata lo scorso marzo. Si tratta di un edificio ecosostenibile realizzato in argilla, paglia e legno.

cobhouse

By Juliana Rotich · Translated by Giuseppina Manfredi · Translation date 4 agosto 2008
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Sud est asiatico: risorse di energia alternativa

L'impennata dei prezzi del petrolio ha spinto molti Paesi del sud est asiatico a valutare con maggiore interesse l'utilizzo di risorse di energia alternative. Ad investire sulle fonti di energia rinnovabili sono anche Paesi produttori di petrolio quali Malesia, Indonesia e Brunei.

Il ricorso all'energia alternativa è da considerarsi ormai un atto dovuto. I recenti rincari del carburante hanno infatti scatenato proteste su larga scala in Malesia e Indonesia. Il caro petrolio aggrava inoltre le difficili condizioni economiche in cui versa la regione, già messa in ginocchio dal rialzo dei prezzi alimentari.

La maggiore consapevolezza generale della crisi del prezzo del petrolio si ripercuote sugli stili di vita, modificandoli. Su Tree Maple si apprende ad esempio di un complesso ecologico, in procinto di sorgere a Singapore, che sarà caratterizzato dal proficuo utilizzo di fonti di energia alternativa. Da Tumelor giunge invece notizia di un progetto dell' Amministrazione metropolitana di Bangkok che prevede l'utilizzo di turbine eoliche per l'illuminazione del parco pubblico.

La più grande azienda tailandese di prodotti di largo consumo ha invece annunciato un piano di riduzione del consumo di petrolio dell'1 percento per l'anno in corso grazie all'impiego di energia solare, la stessa che il blogger Rambling Librarian auspica venga ultilizzata in futuro (tramite batterie con un buon rendimento energetico) quale fonte di alimentazione per alcuni elettrodomestici.

Proseguendo su questa linea, su Asiabiofuels’s Weblog si apprende dell'unione in consorzio delle piantagioni di proprietà dello stato per la realizzazione di un impianto a biodiesel in Indonesia. Nell'attuale fase di crescente opposizione all'utilizzo dei biocarburanti nel mondo, il blogger The Poisoned ne è invece un convinto sostenitore. Restando in tema, l'Orangutan Outreach rileva d'altra parte come l'industria dell'olio di palma in Indonesia stia innescando conflitti locali ed esodi, alimentando la morbilità e il fenomeno dei senza tetto.

L'energia geotermica ha poi un notevole potenziale nella regione, in particolare nelle Filippine e in Indonesia. Secondo uno studio “entrambi i paesi si trovano nel cosiddetto Anello di fuoco del Pacifico, un'area geografica costellata di vulcani e con la più estesa riserva al mondo di energia geotermica.”

Il The Asia Tomorrow cita però i possibili elementi di contrasto alla promozione della stessa:

“Alcuni tra questi vanno a scapito di altri nuovi potenziali progetti al di là delle località interessate. È infatti necessaria un'intensa attività di trivellazione per raggiungere per quanto possibile le fonti di acqua calda o di vapore impiegate per alimentare le turbine. Inoltre, a rallentare la diffusione dell'energia geotermica s'aggiunge anche la burocrazia che regola la pianificazione e l'implementazione di questi progetti. Per non parlare dell'elevato grado di acidità associato ai vulcani attivi, causa di corrosione dei condotti previsti dai piani per lo sfruttamento di questa fonte di energia.”

Ciononostante l'autore sottolinea come il funzionamento degli impianti geotermici sia economicamente più vantaggioso:

“Infatti, anche se date le trivellazioni e la costruzione dell'impianto - per non parlare poi dell'esplorazione - i costi sono maggiori rispetto a quelli di altre alternative - è altrettanto vero che, a confronto di queste, i costi operativi e di manutenzione si riducono notevolmente. Normalmente occorrono dai 7 agli 8 anni perché un progetto geotermico passi dalla fase esplorativa a quella produttiva. Un altro fattore da considerare riguarda le spese di trasporto in aree remote. In tal senso, la possibilità di accedere ai crediti di carbonio [in] imprimerebbe di certo un influsso positivo agli investimenti in questo campo, così come l'assistenza economica per i costi iniziali del progetto sarebbe un forte incentivo.”

In Tailandia, Vietnam e Indonesia, è invece al vaglio l'uso dell'energia nucleare. In merito alla questione sulla sicurezza del nucleare, è da segnalare la neonata cooperazione regionale che questi paesi hanno intrapreso con Cina, Corea del Sud e Giappone. Ma nomad4ever si dice contrario alla costruzione di impianti nucleari in Indonesia:

“L'economia galoppante fa aumentare di 5000 megawatt la domanda di energia elettrica; dicono che gli impianti nucleari ridurrebbero invece la dipendenza del paese da combustibili fossili come il petrolio o il carbone, fornendo nel contempo l'elettricità richiesta a piacimento. La domanda è: perché mai costruire reattori nucleari in un'area sismica, caratterizzata dalla massiccia presenza di vulcani e per di più soggetta a inondazioni e tsunami? Proprio non ci sono, le alternative? L'energia geotermica può costituire una valida alternativa ecologica, in grado non solo di aiutare l'Indonesia a soddisfare il crescente fabbisogno di energia ma anche di amplificare la cattiva reputazione di cui gode in fatto di tematiche correlate al riscaldamento globale, e ben al di là dei ‘discorsi accalorati’ della Conferenza Climatica di Bali.”

Anche Bellamy Budiman è contrario alla costruzione degli impianti nucleari, ma per altri motivi. Il blogger si dice infatti a favore dell'energia eolica.

“Se al governo stesse realmente a cuore la crisi energetica, adotterebbe qualche misura atta a incrementare l'uso di un'energia sempre più pulita. Prendiamo l'energia eolica, ad esempio, visto che di certo il vento qui non manca. Se il governo si prodigasse per l'installazione di un numero variabile di turbine residenziali in base al numero degli edifici presenti in città, si provvederebbe in parte al fabbisogno energetico.

“L'idea di costruire un impianto di energia nucleare è semplicemente una stupidata. Se il nostro paese non è neanche in grado di occuparsi di questioni semplici come i rifiuti o il traffico, non capisco perché mai DOVREMMO costruire un impianto di energia nucleare. Lo scenario che mi si presenta al solo pensiero è quello di un'altra Chernobyl o di una replica dei fatti di Hiroshima e Nagasaki. Bombardamenti a parte, s'intende. D'altra parte, non servirebbero le bombe per ricreare quello scenario: gli impianti in questo caso esploderebbero da soli. Persino i paesi più sviluppati prendono le distanze dall'energia atomica”.

Dal Blog of Bobby del Brunei arriva questa proposta:

“Un'alternativa promettente è l'impiego di metodi innovativi, tuttora in fase di sperimentazione ma ancora non redditizi. Tra questi prediligo la fusione, la fusione a freddo e l'energia di punto zero. La fusione nucleare è un concorrente temibile, certo, ma è anche vero che deve produrre più energia di quanta non ne consumi.”

Sul Sarawak Headhunter si apprende delle potenzialità del gas naturale:

“Il Sarawak è ricco di risorse di energia alternativa, come ad esempio il gas naturale. Secondo l'Autorità per lo sviluppo di Buntulu, il Sarawak dispone di una riserva di gas totale (nota) di circa 50 trilioni di metri cubi standard”.

Su moglie's recycled ramblings si sottolinea invece l'importanza del risparmio energetico:

“Forse dovremmo imparare fin d'ora che non si tratta di energia rinnovabile e che, se non impareremo a risparmiare, ci attende il baratro. Non sono un pessimista a oltranza ma dobbiamo metterci in testa che l'era del petrolio facile è finita. E guardare alle estrazioni di petrolio secondario/gas e all'esplorazione delle acque profonde quali rimedi ideali, dimostra che ci stiamo provando”.

By Mong Palatino · Translated by Giuseppina Manfredi · Translation date 15 luglio 2008
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Ecuador: le tribù amazzoniche contro il gigante petrolifero

Mattino in Amazzonia, foto di markg6 utilizzata in base alla licenza Creative commons attribution license
Mattino in Amazzonia… di markg6 utilizzata in base alla licenza Creative Commons attribution.

Il rinnovato interesse per la ricchezza dell'Amazzonia è solo una delle reazioni ad alcune immagini di recente distribuzione che, scattate da un fotografo nell'Amazzonia brasiliana, immortalano i membri di una tribù, mai entrata in contatto col mondo civilizzato, intenti a scoccare frecce contro il velivolo su cui si trova il fotografo – immagini che il 23 maggio scorso hanno fatto il giro della Rete. Tuttavia alcune organizzazioni ribadiscono di non aver mai dimenticato l'Amazzonia, e Amazon Watch mette a disposizione importanti filmati – alcuni dei quali rilanciati anche nella sezione The Hub, la nuova comunità video sui diritti umani all'interno di Witness.
Nel primo video, si spiega l'entità dei danni attribuiti alla Chevron-Texaco per la gestione ambientale dei rifiuti tossici che da anni contaminano il bacino amazzonico ecuadoriano. Nel filmato di cui sotto i membri di alcune etnie indigene raccontano dei propri problemi di salute, del cancro e della causa intentata contro la Chevron-Texaco per richiedere loro d'impegnarsi nella bonifica dell'area contaminata.

Poi, sempre da The Hub, il curatore Chris Michael ha scelto i due filmati che seguono. Il primo è un'animazione che, parodiando i video di propaganda della multinazionale, si pone come punto di vista alternativo sul disastro causato dalla presenza di rifiuti oleosi tossici in Ecuador, inducendo gli spettatori a indagare sui motivi del contenzioso e a conoscere meglio le attività della Chevron-Texaco nel Paese. Allo stesso tempo, nel filmato si replica alle presunte accuse mosse dagli spettatori stessi, adducendo la piena legittimità con cui la multinazionale ha agito, non ritenendosi in alcun modo responsabile del disastro. Il video termina poi con l'invito ad informarsi meglio, più in generale, sulla nocività dello sfruttamento petrolifero nel bacino amazzonico visitando il sito Chevrontoxico.com

Il video successivo mostra come i capi-tribù siano tuttora in lotta per scongiurare eventuali repliche del disastro ambientale e come il governo ecuadoriano si ostini ancora a cedere, per lo sfruttamento petrolifero, tratti di terra che ospitano le riserve indigene. Tutto ciò non solo senza il consenso della tribù indigena, ma addirittura ignorando l'aperto dissenso espresso da quest'ultima.

È poi la volta di un documentario indipendente scaricabile gratuitamente e intitolato Justicia Now: One People's Fight Against Big Oil. A seguire, una breve clip del filmato, in cui si scopre che la principale riserva di petrolio in ordine di grandezza si trova all'interno della regione amazzonica con il maggior grado di biodiversità: la riserva di Yasuni in Ecuador:

By Juliana Rincón Parra · Translated by Giuseppina Manfredi · Translation date 7 giugno 2008
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Cina: ricadute ambientali del sisma del Sichuan

A distanza di una settimana dal fatale terremoto che in Cina ha ucciso quasi 56.000 persone, si inizia a far luce sui costi ambientali e non solo del sisma di magnitudo 8. Questo post ci dà modo di esaminarne altri correlati alle ricadute ambientali e alla difficile situazione degli animali nell'area sinistrata.

A seguito del sisma, è possibile che vengano accantonati i previsti piani per un impianto petrolchimico, che a inizio mese hanno sollevato varie proteste della serie NIMBY (non nel mio cortile). Sei dimostranti sono stati trattenuti per una manifestazione presentata come una “passeggiatina pacifica” onde aggirare la richiesta di formale autorizzazione. Così scrive Charlie McElwee, sul blog China Environmental Law:

Spero che quelli arrestati e trattenuti vengano trattati con indulgenza. Le loro erano argomentazioni valide e, in quanto tali, non vanno presentate in maniera poco ortodossa, una volta rispettate le norme sugli interventi pubblici in materia di progetti per l'edilizia.

Julian Wong interviene su Green Leap Forward riguardo le implicazioni energetiche a lungo termine causate dal sisma. Julian rimarca l'evidente e drastica riduzione delle attività del maggior produttore cinese di turbine a vapore, mentre l'impatto sulle dighe di Chengdu e sull'energia idroelettrica è potenzialmente ancora più grave. Julian auspica che dopo il ripristino della normalità sia la volta delle riflessioni a lungo termine, sostenendo che:

In questo momento, in mezzo al caos e alla frenesia regnanti in tutta la regione per il ripristino della normalità, è difficile immaginare che questa ipotesi possa prender corpo e che le riflessioni di ampio respiro possano avere la meglio sulle necessità impellenti di quanti sono stati colpiti dal sisma. Ma quando le acque si saranno calmate, non mancherà occasione, anche grazie alla cooperazione internazionale, di ponderare il valore di una ricostruzione più sostenibile delle infrastrutture.

Tanti i blogger impegnati a segnalare storie che hanno per protagonisti gli animali. Richard Heisler si concentra sul difficile stato dei Panda di Wolong e sulle gravose attività portate avanti dall'organizzazione Pandas International.

A Wolong, nei primi giorni della settimana del dopo terremoto, la situazione è disastrosa. Agli animali della riserva del panda gigante di Wolong (Wolong Giant Panda Preserve) ed ai guardiani responsabili dell'assistenza, con le notevoli difficoltà del caso, ai panda e ai loro cuccioli, occorre tutto l'aiuto possibile, come pure ai cittadini di Wolong. L'ente Pandas International presta assistenza alla città di Wolong con l'ausilio della Croce Rossa cinese per il recupero di viveri e medicinali sopraggiunti nella città fantasma grazie al soccorso aereo in aiuto di medici, veterinari, panda e cittadini della zona.

Sul blog IFAW Animal Rescue si apprende quanto segue in merito alla difficile condizione degli animali:

Allo stato attuale, nella regione si sono registrate oltre 300 scosse di assestamento. La pioggia torrenziale non dà tregua, alimentando le colate di fango. Enormi massi vanno staccandosi dalle montagne, bloccando così le strade, già pericolose, e ostacolando qualunque tentativo di soccorso. La riserva naturale di Wolong (Wolong Nature Reserve), praticamente sinonimo di panda gigante in Cina, si trova nell'epicentro del sisma ed è tuttora inaccessibile.
Non sono tanto gli animali allo stato brado a preoccuparmi. Spesso, infatti, essi sono capaci di percepire quel che non va per il verso giusto, e perciò si allontanano, come fecero gli elefanti e le scimmie che, presentendo l'arrivo dello tsunami dell'Oceano Indiano, abbandonarono in fretta le spiagge in direzione delle alture. Vittime predestinate sono piuttosto gli animali che si trovano in ambienti circoscritti, come i milioni di capi di bestiame delle fattorie, gli animali domestici da compagnia e persino i panda in cattività.

Danwei riporta che il Gibbone dalle mani bianche della Cina sudoccidentale è stato dichiarato estinto.

Su Shanghai Journal Andrew Field cura un blog sui danni causati dal consumo di zuppa di pinne di pescecane, un piatto comune in Cina. Tali danni, fa notare, consistono nel massacro degli squali, massacro che compromette l'equilibrio dell'ecologia degli oceani. E aggiunge:

Mentre sono tanti i Paesi che apprendono di questa strage, la maggioranza dei cinesi è completamente ignara dell'impatto che il massacro degli squali sta avendo sull'ecologia degli oceani. In molti ristoranti di lusso a Shanghai, come in altre città, si serve la zuppa di pinne di pescecane, ed alcuni ristoranti (quali lo Yu Xin su Weihai Road, dove sono stato domenica scorsa) vantano notevoli esposizioni di cartilagine di pinne di pescecane all'interno di teche di vetro. La zuppa di pinne di pescecane è il piatto principe in occasioni solenni come banchetti nuziali o di gala.

Il portale China Digital Times riporta la notizia di forti scosse di assestamento che hanno colpito la Cina dopo il 25 maggio, data a cui risale questo post. Per ulteriori approfondimenti, si rimanda al relativo blog.

By Kelly Proctor · Translated by Giuseppina Manfredi · Translation date 4 giugno 2008
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Iran: perché abbattere alberi secolari?

albero centenarioCirca un anno fa le autorità iraniane avevano ordinato alle forze di sicurezza di ripulire il Paese dalle ‘influenze occidentali’ e dalla relativa ‘arroganza’. Fortunatamente hanno dovuto fare marcia indietro. Questa volta però in Iran, i blogger ambientalisti e il quotidiano Etemaad, hanno diffuso le ultime notizie [in] sulle nuove vittime designate: gli alberi centenari (si veda il LA Times [in]).

Secondo quanto riportato le autorità hanno ordinato l'abbattimento di dozzine di gelsi bicentenari nella provincia settentrionale di Gilan, col pretesto di contrastare le superstizioni locali. È infatti usanza deporre candele e nastri ai piedi degli alberi per celebrare un antico rito. Pare che il ministro della giustizia iraniano abbia dato ordine di stroncare questa tradizione abbattendo i vecchi alberi.

Diversi i blogger che hanno dimostrato stupore e sdegno di fronte a queste distruzioni.

Mohmmad Darvish, noto ambientalista e blogger scrive [fa]:

L'Iran dispone di un'esigua copertura forestale e gli alberi vanno protetti. La cura degli alberi è una tradizione molto radicata nella nostra cultura. I nostri predecessori, discendenti da Zoroastro, ci hanno chiesto di proteggere la natura. Inoltre il Profeta Maometto ha detto che spezzare il ramo di un albero è come ferire le ali degli angeli. Com'è possibile quindi che loro [le autorità] distruggano gli alberi secolari di Gilan e ne vadano fieri…non sarebbe meglio sradicare quelle superstizioni anziché abbattere alberi innocenti? Credete forse che le offerte propiziatorie fatte agli alberi non vengano poi rivolte a fiumi, montagne o qualunque altro essere, vivente o meno che sia?

(La foto dell'albero secolare in alto è tratta dal blog di Darvish [fa])

Earth Soldier scrive [fa]:

Le superstizioni sono profondamente radicate nella nostra vita, siamo noi ad averle create e gli alberi non c'entrano niente… Qualche anno fa due uomini presero a litigare per il possesso di 100 colombe. Un giudice decretò la soppressione di tutte e 100 le colombe. Pensate che l'uccisione delle colombe innocenti abbia sedato ogni contrasto tra i due uomini?

Il blogger aggiunge che le autorità intendono abbattere 40 alberi, per lo più ultrabicentenari.

Sul suo blog Z8tun spiega [fa] che la superstizione non riguarda solo gli alberi e che sono in tanti a depositare dei gioielli in luoghi di culto come offerte propiziatorie. Aggiunge anche che molti poveri offrono ciò che hanno per poter ricevere le grazie invocate per sé e per i propri cari. Per Z8tun solo dei poveri alberi possono essere soggiogati così.

Secondo Ahang Rabbani [in], gli alberi sono stati le vittime anche di un'altra vicenda. Ecco cosa racconta su Iranian.com :

All'alba di sabato 27 settembre 2008, i custodi del cimitero Baha'i [in] di Isfahan (sulla strada che porta a Nain, nella provincia di Yazd) hanno trovato tutti gli alberi abbattuti e deturpati. Pare che in Iran persino gli alberi di un luogo di culto del bahaismo [it], quello in cui riposano i discepoli defunti, debbano subire la pena di morte.


By Hamid Tehrani · Translated by Giuseppina Manfredi · Translation date 21 novembre 2008
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Ambiente: blogger sudafricani a confronto sugli OGM

Molti blogger del Sudafrica e di altre aree del continente africano guardano con preoccupazione agli alimenti geneticamente modificati. Ecco di seguito un riepilogo dei pareri espressi recentemente da alcuni di loro su cibo e semi geneticamente modificati (OGM, Organismi Geneticamente Modificati [it]).

Coltivazione di mais

Foto di Vagawi su Flickr

UrbanSprout [in] rimanda a un articolo della testata Mail Online [in] sul calo di fertilità registrato nelle cavie alimentate con mais geneticamente modificato.

Secondo il Dott. Jurgen Zentek, docente di Medicina Veterinaria all'Università di Vienna e autore principale dello studio, il regime alimentare a base di OGM ha influito sulla fertilità dei topi da laboratorio.
Nel corso di una sperimentazione tesa a valutare gli effetti della continuata somministrazione di simili cibi sulla riproduzione, i topi della stessa generazione si sono rivelati molto prolifici. I genitori sono stati sottoposti sia a un regime a base del 33% di mais geneticamente modificato, ibrido del MON 810 Monsanto e di un'altra varietà, sia alla somministrazione di una miscela di mangimi normali.
L'équipe ha riscontrato dei cambiamenti 'statisticamente rilevanti' nella terza e quarta nidiata dei topi nutriti con OGM. Si è registrata la riduzione nel numero dei nuovi nati e nelle dimensioni dei topi di giovane età.
Il Prof. Zentek ha messo in correlazione i mutamenti riscontrati e il regime alimentare a base di OGM.

Quanto alla Monsanto [it] (produttore principale di semi OGM) UrbanSprout [in] ironizza…

Magari la Monsanto mette l'accento sull'ecosostenibilità di tali semi, cioè sul loro involontario contributo alla riduzione della crescita demografica!

Su Relax with Dax [in], il blogger discute [in] dell'ipotesi che gli OGM possano risolvere il problema della fame nel mondo. Da attento analizzatore di ogni aspetto della questione, sostiene:

Chi più chi meno, tutti tendiamo ad avere nostri pregiudizi, ma esserne consapevoli può aiutarci ad evitarli almeno in parte. Personalmente, sono disposto a vedere entrambi i lati della medaglia, soprattutto per quanto riguarda le mie certezze. Sono piuttosto convinto che i cibi GM siano un pericolo per il futuro, ma cerco di aprirmi anche all'altro punto di vista. È per questo che sono andato a sentire una presentazione pro-OGM presso la Graduate School of Business dell'Università di Cape Town in Sudafrica. È stata interessante e i presenti hanno dimostrato molto entusiasmo (ad eccezione del sottoscritto).

Dax fornisce maggiori informazioni sull'evento e ribatte direttamente alle affermazioni del Prof. Chassy.

Il Prof. Chassy ha detto forte e chiaro che gli oppositori degli alimenti GM non sarebbero altro che una massa di ignoranti disinformati sull'argomento e che i sostenitori sarebbero al contrario dei brillanti studiosi. Non soltanto si tratta di una cieca adesione all'autorità, ma è anche un'asserzione assolutamente e completamente falsa. Sono infatti innumerevoli gli studiosi che si oppongono agli alimenti GM. Si tenga presente che qui non si parla di ricerche sulle modificazioni genetiche, bensì del permesso di rilasciare OGM nell'ambiente e quindi nel nostro cibo.

Il Prof. Chassy si è dilungato a spiegarci che in futuro non riusciremo a coltivare abbastanza cibo da sfamare la popolazione mondiale, punto che mi trova d'accordo. Non così però sull'affermazione secondo la quale gli alimenti GM ci consentirebbero di coltivare cibo a sufficienza. È proprio questo il punto cruciale del post. Intendo dimostrare come, diversamente dal commento del Prof. Chassy per cui non esisterebbero scienziati contrari agli alimenti GM, siano proprio gli scienziati a sostenere che gli OGM non sono la soluzione all'incombente crisi alimentare e che, in realtà, sarebbero preferibili metodi di coltivazione organica e sostenibile.

Il blogger rilancia così gli articoli di altri scienziati, concludendo come segue:

Se si dedica del tempo a fare qualche ricerca, balza subito agli occhi come molti scienziati non considerino gli OGM la soluzione dei problemi alimentari. Gli attivisti si sono dati il compito di informare la collettività.

UrbanSprout pubblica una dettagliata critica del documentario [in] World according to Monsanto.

Ho visto parecchi documentari sugli alimenti GM e sulla Monsanto, ma per quanto stilisticamente diversi e con nuove informazioni, generalmente trattano tutti lo stesso tema. Questo documentario recentemente distribuito in Germania e Francia è diverso. Discostandosi visibilmente dagli altri, posa infatti lo sguardo sulla storia della Monsanto e sul suo modus operandi anziché sugli alimenti GM nello specifico.

Il blogger pone alcune domande pertinenti e include un link dove poter vedere il film online.

Dopo aver avuto prova dell'evidente falsità della Monsanto e dell'irrilevanza dei test, occorre porsi questa domanda: l'asserzione secondo cui gli alimenti GM siano ampiamente testati (cosa peraltro non vera), ha davvero senso? Sarebbe rischioso persino affidarsi alla coscienza sociale delle imprese. Di certo, se queste fossero a conoscenza degli effetti dannosi degli OGM, non li distribuirebbero, giusto? Beh, se riescono guardare la gente morire perché esposta ai PCB fuori dalla fabbrica, continuando a produrre e a inquinare indisturbati, allora vuol dire che sono capaci di qualunque cosa.

La cosa molto interessante è questa: quando salterà fuori che gli OGM sono responsabili sia di problemi ambientali che sanitari, indovinate chi dovrà mettere mano al portafoglio per turare la falla? I contribuenti, ecco chi. La Monsanto continuerà a riempirsi le tasche mentre quelle dei cittadini si svuoteranno per ripulire le sue scorie.

Come vi fa sentire tutto ciò?

Guardate il film online [in].

By Juliana Rotich · Translated by Giuseppina Manfredi · Translation date 3 dicembre 2008
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Filippine: aiuti alle vittime dell'inondazione tramite Plurk e i blog

“Al momento su PLURK sono stati raccolti 185 dollari USA. Ogni minimo contributo aiuta!!”

Questa la notizia riportata dalle Filippine dalla blogger ChiQ Montes [in]. Insieme ad altri amici blogger di Cagayan de Oro City [in] (a nord di Mindanao), questa ragazza ha infatti allestito un progetto di sostegno alimentare chiamato Feeding Program Project [in] per le vittime della recente inondazione che ha colpito la città. Con un annuncio lanciato su Plurk [in] e su altri siti di social network, il gruppo chiede donazioni via PayPal di 3 dollari cadauna.

Mindanao si trova nella parte meridionale delle Filippine. Gran parte dei villaggi di Cagayan de Oro sono stati colpiti dalla disastrosa inondazione [in]. E su parecchi di loro si sono anche abbattute delle frane.

Karendayle [in] ha appreso del progetto tramite Plurk:

“Voglio condividere con voi quanto scoperto la scorsa notte navigando su PLURK: l'annuncio di Chiq Montes sul lancio del progetto di aiuti alimentari alle vittime dell'inondazione di Cagayan de Oro. Col supporto del gruppo di blogger di Cagayan de Oro, l'idea è sollecitare donazioni via PayPal di appena 3 dollari.”

Miah Laborte rilancia lo sforzo profuso dalla comunità di Plurk [in] per aiutare le vittime dell'inondazione:

“Grazie alla generosità di alcuni cittadini di Cagayan de Oro aderenti alla community di Plurk, è partita la raccolta fondi per le vittime della zona colpita. Per quanto ridotta, la donazione può tornare assai utile ai molti ora in difficoltà, in particolare a chi è rimasto senza casa, spazzata via dall'inondazione… Voglio informare dell'iniziativa quanti intendessero dare il proprio contributo… Penso che molti si siano dati da fare nella community di Plurk, e spero che si possa diffondere insieme anche questa iniziativa benefica.”

Il blogger Kevin è un convinto sostenitore [in] dell'iniziativa:

Ero in procinto di spegnere il computer, quando mi sono imbattuto nel post di una mia amica blogger (qui), ho deciso di capire di cosa si trattasse e come potevo essere d'aiuto. Forse non dispongo di fondi sufficienti per contribuire al programma di soccorso alimentare, ma ho pensato che la mobilitazione dei blogger potesse comunque tornare utile, anche solo per esprimere, qui da Pinoy Teens, la nostra solidarietà per gli amici filippini in difficoltà.

Just the tip of the iceberg nota come molti abbiano appreso della portata dell'inondazione [in] solo dalle foto e dai video pubblicati dai blogger su internet:

“A livello politico, sembra che l'inondazione di Mindanao non sia gran cosa per la maggior parte dei filippini, visto il silenzio della stampa nazionale. Ecco perché la maggior parte dei cittadini di Cagai che vive lontana da casa è rimasta scioccata dalle immagini scattate dai blogger sul posto.”

The Wandering Observer critica i media fissati con Manila [in] per non aver dato la giusta priorità al disastro abbattutosi nella parte settentrionale di Mindanao:

“Come cittadino di Mindanao che vive a Quezon City, trovo sia alienante che, mentre la mia famiglia, i parenti (anche zio Toto, zia Bebe e Joanna hanno dovuto abbandonare le loro case a Barra, Opol e Misamis Oriental a causa dell'inondazione) e gli amici guadavano le acque nella parte nord della “Terra Promessa”, la gente della Manila imperiale mostrasse la più totale indifferenza.

“I media si concentrano piuttosto sulla cronaca locale, che reputano rilevante a livello nazionale, confortati dalla convinzione che qualunque cosa riguardi Manila riguardi il Paese. Questa è la mentalità del cittadino medio della Manila imperiale. Talmente pieno di sé da dimenticare il resto del Paese”.

Altre fotografie dell'inondazione di Mindanao sono disponibili sulla pagina di Awatiro [in].

Foto di Awatiro Foto di Awatiro Foto di Awatiro Foto di Awatiro Foto di Awatiro Foto di Awatiro
Tutte le immagini di questo post sono state gentilmente concesse da
Awatiro [in].

By Mong Palatino · Translated by Giuseppina Manfredi · Translation date 24 gennaio 2009
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Filippine: le cause prime delle recenti inondazioni

Le inondazioni che a più riprese hanno colpito diverse parti delle Filippine e dell'area Asia-Pacifico [in] sono state ribattezzate come la prima, grossa calamità naturale del 2009. Il fenomeno è ricorrente in queste aree tropicali del globo, ma corre voce che le recenti inondazioni siano state le peggiori degli ultimi tempi.

Nelle Filippine, i media hanno individuato nei forti piovaschi persistenti, causati da un fronte freddo [in], il fattore scatenante delle inondazioni e delle frane abbattutesi su larga scala. Ma alcuni blogger filippini hanno iniziato a porsi delle domande. Qual è stata la causa prima delle inondazioni? Cosa succede in realtà? Alcuni di loro tentano di venirne a capo:

Ed Montalvan di The Mindanao Current inquadra l'inondazione da una prospettiva storica [in]:

Non posso dirvi come stavano le cose prima che nascessi, ma nel 1955 ci fu una grande inondazione… A quei tempi, mio padre ci raccontava che il fiume s'ingrossava ogni 25 anni, solo che la volta prima era accaduto nel 1941, quindi, diceva, l'intervallo si era ridotto a soli 14 anni. E ciò non gli piaceva, perché lo riteneva pericoloso.

Poi, negli anni 60 (forse era il 1965 o il 1966, perché poi ho lasciato Cagayan de Oro), il fiume si ingrossò di nuovo, ma solo fino al limite di Burgos. Dove vivevamo noi, non era mai capitato che l'acqua inondasse la strada…

Come ci raccontava mio padre, ciò accadeva di norma ogni 25 anni, e all'epoca ancora non esistevano le operazioni di taglio e la copertura forestale era uniforme. Se le inondazioni vanno verificandosi a intervalli più ravvicinati, allora vuol dire che la situazione sta proprio prendendo una brutta piega.

Kevin Paquet, di pinoyteens.net [in], è rimasto colpito dalla quantità di racconti religiosi per spiegare le inondazioni.


BenCyrus G. Ellorin
[in], ambientalista e operatore socioculturale di Cagayan de Oro, addebita la colpa delle inondazioni al taglio boschivo:

I tentativi di riforestazione delle nostre sponde fluviali sono stati ben pochi. Il nostro gruppo ha avviato un piano di riforestazione di una piccola specie forestale indigena (dipterocarpus) nel Dansolihon, nelle aree di Bayanga e a Monigue Creek, ma una volta esauriti i fondi esterni, non se n'è fatto più niente. Si sono avviate parecchie altre iniziative minori, ma nessuna di ampia portata e sufficientemente sostenibile è stata portata a termine. Va da sé che simili progetti ampi e sostenibili andavano realizzati dal governo, sia a livello locale che nazionale. Invece le autorità si sono girate dall'altra parte, godendosi le brillanti luci cittadine e ignorando l'ombra che incombe sul Paese. Poi è arrivato il 3 gennaio 2009…

La causa del disastro che ci ha colpiti non è la risultante di fattori a breve termine, ma di 20-30 anni di abuso e negligenza nei confronti dell'ecosistema della nostra foresta, le sponde fluviali di Cagayan de Oro. È stato il prodotto delle sistematiche operazioni, lecite e illecite, di taglio e trasporto dei tronchi, nonché della insensate conversioni del terreno.

Coffee Writings commenta [in] la notizia del divieto di estrazione [in] imposto in una delle città colpite:

Quanto accaduto in città la settimana scorsa non ha precedenti negli ultimi decenni. Secondo uno storico, l'ultima grande inodazione cittadina risale agli anni sessanta, ma probabilmente quest'ultima non ha eguali. Credo sia dovuta alle operazioni di estrazione minerarie, alle cave e alla deforestazione quasi totale.

Mayor Constantino Jaraula ha sospeso tutte le operazioni di estrazione da cave e miniere, cosa che andava fatta anni fa. Da tempo, diversi settori gli avevano chiesto di sospendere le operazioni. Ma come ben sappiamo, il governo va preso a botte in testa onde possa agire. I contadini devono fare lo sciopero della fame e camminare per interi chilometri prima di essere ascoltati. In questo caso, madre natura per essere ascoltata ha invece dovuto scatenare frane e inondazioni.

The Green Theory aggiunge [in]:

Si dice che la gente colpita sia la gente normale, a stento in grado di sopravvivere giorno per giorno. Mentre gli alti funzionari che hanno autorizzato le aziende a tagliare e trasportare tronchi si godono, come i proprietari delle stesse aziende, le comodità delle rispettive dimore, o giocano a golf in club esclusivi, la gente dei villaggi muore di fame.

Le inondazioni di Cagayan de Oro ci avvertono con forza che non potremo mai avere un Paese privo di inondazioni se non la smettiamo di depredare le foreste. Ciò è difficile da spiegare a quanti traggono benefici economici da queste deforestazioni.

Invece Gracey punta l'indice [in] sui cambiamenti climatici come causa delle inondazioni:

Dati i bruschi cambiamenti meterorologici, le temperature e il livello delle acque aumentano. E le isole sotto il livello del mare subiscono frequenti inondazioni. L'unica cosa che possiamo fare adesso è tentare di ridurre, riutilizzare e riciclare quanto più possibile.

Caustic Thoughts vede le inondazioni come il prezzo dello sviluppo [in]:

Certo, gli anziani credono ancora nelle teorie cospirative, e sospettano che oscuri poteri abbiano firmato con inchiostro invisibile le autorizzazioni al taglio boschivo. I teorici più giovani sono invece più inclini a credere alle conseguenze dell'effetto serra. Con ogni probabilità, l'inondazione di Cagayan de Oro è stata solo il primo spiacevole assaggio di questo nuovo macello ambientale…

La cosa triste, al di là del fatto che sia o meno l'effetto serra causa delle inondazioni, è che queste sono probabilmente legate allo scotto di quel che i capitani d'industria chiamano sviluppo, quello che si godono loro. Quanti hanno visto sommersa per un giorno intero la propria casa, o anche trascinarla via dall'acqua per sempre, probabilmente non riescono a gradire nessuno scotto.

Living Life Simply aggiunge [in]:

L'arcivescovo di Cagayan de Oro, Antonio J. Ledesma, S.J., D.D. ha fatto appello alla comunità cattolica perché, in segno di fede, tenda una mano alle vittime della massiccia inondazione, sottolineando il bisogno di risalire alla causa prima del fenomeno. Egli ha citato le operazioni di estrazione che hanno insabbiato il fiume Ipona, nonché quelle di taglio e trasporto dei tronchi effettuate a monte, non solo all'interno di Cagayan de Oro, ma anche nelle aree di Bukidnon e di Lanao del Sur, come concause del disastro ambientale.

I disastri sono dietro l'angolo.

Le devastazioni innescate dai disastri ‘naturali' derivano da pratiche ecologicamente distruttive. Più spesso, i segnali di abuso ambientale vengono ignorati perché i progetti ‘di sviluppo' appaiono economicamente promettenti per la comunità.

Il sovrasfruttamento della terra per attività economiche sta erodendo gli scudi naturali che proteggono le comunità dai pericoli. Inoltre, ciò distrugge le sponde fluviali che fungono da copertura, scongiurando il pericolo di flussi così distruttivi. Queste modifiche spesso erodono la capacità della gente di riprendersi dai disastri.

Intanto, il governo delle Filippine ha avviato le indagini [in] sulla causa delle inondazioni. Le operazioni di soccorso [in] continuano. Così come proseguono gli sforzi per aiutare le vittime dell'inondazione tramite blog e siti di social network [it].

By Karlo Mikhail Mongaya · Translated by Giuseppina Manfredi · Translation date 30 gennaio 2009
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Paraguay: case fatte di luffa e plastica

frutto di luffa appeso alla pianta

Luffa cilindrica (luffa cylindrica), foto di Laura512

L'innovatrice paraguaiana Elsa Zaldívar è stata insignita del Premio Rolex 2008 per l'impresa [in] per aver ideato un doppio progetto: istruire le casalinghe sulla lavorazione della luffa cilindrica [in] per ricavarne spugne da bagno e sandali, e combinare i residui della spugna vegetale con la plastica riciclata, per convertirli in robusto materiale per costruire muri; una tecnologia, quest'ultima, che potrebbe salvare le foreste sostituendo i tavoloni di legno con questo composto plastico.

Nel filmato che segue [in], Elsa parla del “suo” Paraguay: la carenza di abitazioni a basso costo, il rapido depauperamento forestale e l'inquinamento prodotto dalla plastica, e come il suo progetto possa aiutare a risolvere simili questioni.

Ma cos'è esattamente questa luffa? Si tratta di un tipo di zucca che cresce su un rampicante. Mentre alcune varietà possono essere consumate acerbe e altre sono invece amare, la luffa (o loofah) è nota per l'impiego come spugna da bagno, in quanto valido agente esfoliante da doccia che serve a rimuovere le cellule epiteliali morte. Sul blog cmc-cmc blog [in] l'autore riporta foto e filmati [in] di un coltivatore di luffe cilindriche intento a pelarle e pulirle direttamente sul posto. Nello stesso post cita anche l'impiego occasionale delle sementi frantumate come rimedio naturale anti-ipertensivo.

WilliamSabber su YouTube [por] ha realizzato questo breve filmato al parco di Adair Satler in Brasile, dove ha potuto vedere una luffa lunga oltre 120 cm:

La buona notizia è che in Paraguay l'industria della luffa vive una fase di piena crescita e alcune Ong come OIPIC [sp] ne promuovono la coltivazione presso le aziende a conduzione familiare onde competere con le industrie della soia o del cotone. La luffa è utilizzabile come materiale di riempimento per arredi o sedili di autoveicoli, nonché per la creazione di borse, calzature e spugne da bagno, solette, sandali, spugne abrasive (per detergere senza danni le padelle antiaderenti in metallo), come ingrediente per il sapone naturale fatto in casa e persino come medicamento anti-fistole. Un altro punto a favore della coltivazione della luffa è la sua fioritura per tutto l'anno, molto positiva per l'apicoltura, per nutrire e tenere in buona salute gli insetti, onde incrementarne la produzione di miele, come dichiarato sul sito Bees for Development [in]. E ora, a quanto pare, grazie ad Elsa Zaldívar, la luffa verrà utilizzata anche come materiale edile.

By Juliana Rincón Parra · Translated by Giuseppina Manfredi · Translation date 11 febbraio 2009
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Iran: campagna ambientalista per salvare Isfahan

Gli ambientalisti iraniani vanno ricorrendo a strumenti e media online per salvaguardare monumenti culturali quali Sio Seh Pol o “Il Ponte delle 33 arcate” [in], capolavoro architettonico posto nel cuore della storica città iraniana di Esfahan [it]. È in corso un braccio di ferro tra le autorità, intenzionate a far decollare il progetto di una nuova metropolitana, e i cittadini di ogni parte dell'Iran, preoccupati per il danno che potrebbe derivarne.

Ponte delle 33 arcate

Shahin Sepanta scrive [fa] una lettera aperta alla comunità internazionale per salvare da sicura distruzione Esfahan, ex capitale dell'impero persiano. Il blogger scrive che il comune di Esfahan ha deliberato, senza sufficienti studi d'impatto preventivo, la costruzione di un tunnel della metropolitana in prossimità di questo complesso di capolavori architettonici unico nel suo genere.

La popolazione di Esfahan, come anche molte organizzazioni non governative, ha protestato contro un simile progetto insensato, chiedendo alle autorità di scavare il tunnel al di là delle zone storiche della città, e di attuare altresì misure preventive per ridurre il flusso della circolazione stradale. Malgrado ciò, il comune ha portato avanti l'operazione senza curarsi di tali proteste.

Occorre tenere a mente che Esfahan, in quanto città cosmopolita, racchiude svariati e rinomati siti storici appartenenti non solo agli iraniani ma riconosciuti patrimonio comune dell'umanità, chiunque al mondo ha il diritto di apprezzarle e di responsabilizzarsi nella tutela dalle minacce di distruzione.

Su GreenNews si si apprende [fa] che il crescente numero di proteste contro il progetto della metropolitana ha costretto le autorità a rilasciare dichiarazioni controverse sullo sviluppo dello stesso. GreenNews ha pubblicato immagini (come quella in alto) che mostrano i macchinari edili posizionati nelle immediate vicinanze del Ponte delle 33 arcate.

È stata inoltre lanciata una petizione [fa] per bloccare il progetto della metropolitana, che finora ha raccolto circa 1000 firme.

By Hamid Tehrani · Translated by Giuseppina Manfredi · Translation date 22 aprile 2009
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Messico: preoccupate reazioni all'epidemia di influenza suina

Mentre le autorità sanitarie messicane lavorano per fermare l'epidemia di influenza suina [in] che ha causato 68 decessi e oltre 1000 casi di contagio a Città del Messico [in], l'ondata appare particolarmente temibile perché le vittime sono tutte giovani anziché persone anagraficamente più vulnerabili. Nelle strade della capitale, i residenti adottano misure preventive per evitare il virus mentre altri ne seguono gli sviluppi.

In seguito all'epidemia sono stati chiusi musei e scuole [sp], nonché cancellati vari eventi culturali [sp] e molte partite di calcio, previsti per il fine settimana.

Defeña Salerosa di Esta Maraña de Contradicciones riassume brevemente le reazioni dei messicani [sp] a quest'epidemia:

Los que piensan que todo esto es una medida gubernamental para tapar algo “chupacabras style”-”cortina de humo”, y ese algo quien sabe qué podría ser: amenazas del narcotráfico, chanchullos bursátiles, etc. Los que creen ciertamente que estamos llegando a una pandemia. Los que consideran exageradas y extremas las medidas del sector salud y el gabinete presidencial. Los que están asustadísimos y no quieren salir de casa y de hacerlo, porta tapabocas o bufandas (sí, con este pinche calor ví a dos con ¡bufandas!). Los que ya sienten escosor y mucosidad en sus vías repiratorias. Los que se rompen la cabeza buscando el comentario/frase más sarcástico y jocoso del asunto.

Quelli che credono si tratti di una mossa del governo per coprire qualcosa con una “cortina fumogena”, e chissà cosa: le minacce del narcotraffico, le truffe in borsa, ecc. Ci sono quelli convinti che stiamo arrivando sicuramente a una pandemia. Quelli secondo cui le misure dettate dalle autorità sanitarie e dal gabinetto presidenziale siano estreme e spropositate. Quelli che sono seriamente spaventati e non vogliono uscir di casa e, se lo fanno, indossano mascherine e sciarpe (ebbene sì, con questo caldo ho visto due persone con le sciarpe!). Quelli che già avvertono la presenza di muco nelle vie respiratorie. Quelli che tentano a ogni costo di trovare il commento o la frase più sarcastici e spiritosi sulla questione.

Il blog Intersections di Daniel Hernandez da Città del Messico è costantemente aggiornato sulla situazione e riporta lo scenario di venerdì notte a Città del Messico [in]:

Ma come vanno adesso le cose nelle strade? È ripreso il solito tran tran, solo che una persona su due indossa una mascherina di protezione. Alcuni eventi artistici in programma stasera sono stati annullati, ma per il resto la vita nel Distretto Federale scorre come di consueto, solo in un modo un po' più surreale del solito.

Victoria [in], utente di Flickr e insegnante a Città del Messico, ha commentato in calce al suddetto post di Hernandez parlando del suo arrivo a scuola venerdì mattina:

Appena sono entrata, ho notato subito che non c'era nessuno studente in classe.

Poi mi è stato detto che era dovuto all'epidemia di influenza, e allora mi sono vagamente ricordata di aver ricevuto un SMS da UNONOTICIAS a mezzanotte.

Quindi sono uscita e ho sentito tutti i miei colleghi messicani parlare di questo evento mai verificatosi prima e congetturare sulla reale gravità della situazione date le misure da intraprendere. Poi sono rientrata a casa in metropolitana, indossando una mascherina blu .

Alcuni blogger offrono consigli sulla modalità di contagio dell'influenza, ad esempio Ana Maria Salazar, spiega come, nonostante il nome di influenza suina, questa non venga contratta mangiando carne di maiale [sp].

Il governo ha previsto la somministrazione del vaccino influenzale agli operatori sanitari, vaccino non disponibile però per i comuni cittadini. Al momento, tra le altre misure si raccomanda alla gente di lavarsi frequentemente le mani e coprirsi la bocca nel tossire o nello starnutire.

By Eduardo Avila · Translated by Giuseppina Manfredi · Translation date 29 aprile 2009
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Fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico probabile killer di oltre 300 volatili

Più di 300 uccelli marini, circa 200 tartarughe e 19 delfini sono stati rinvenuti morti lungo la costa del golfo americano nelle prime cinque settimane segnate dall'ingente fuoriuscita di petrolio della BP lungo le coste della Louisiana. Queste le stime riportate lunedì scorso dai funzionari della fauna selvatica.
I 316 volatili senza vita recuperati lungo le coste di Louisiana, Mississippi, Alabama e Florida - cui si aggiungono i 10 catturati vivi e morti in seguito, o soppressi, nei centri di riabilitazione della fauna selvatica, superano di gran lunga i 31 volatili ancora in vita ad oggi ritrovati ricoperti di petrolio.
Il calcolo impreciso dei volatili dichiarati da U.S. Fish and Wildlife Service morti all'arrivo presso le strutture ospitanti la fauna selvatica includono esemplari visibilmente intaccati dal petrolio ed altri privi di tracce evidenti di contaminazione.
Eppure, ha dichiarato Jay Holcomb, direttore di un centro di soccorso per volatili di Fort Jackson, in Louisiana, in quanto accostabili all'evento per fattori spazio-temporali, sono stati tutti conteggiati come potenziali vittime del versamento di petrolio in atto dallo scorso 20 aprile causato dalla rottura di un pozzo della piattaforma del Golfo.
Lo stesso dicasi delle quasi 200 tartarughe marine rinvenute morte e agonizzanti lungo la Costa del Golfo del Messico, nonché dei 19 delfini senza vita accertati nell'area dal momento dello scoppio della trivella petrolifera avvenuto il 20 aprile.
Verranno poi analizzati i campioni di tessuti prelevati per stabilire in maniera più efficace se gli animali siano stati contaminati o meno dal petrolio riversato da BP.
Holcomb, direttore del centro internazionale di ricerca e soccorso avifauna con sede in California, ha dichiarato che si prospetta una brusca ascesa nella mortalità degli uccelli marini, molti dei quali in piena stagione riproduttiva, soprattutto in caso di arrivo di uragani sulla regione e di conseguente trasporto di altro petrolio a riva.
"Le potenzialità per una catastrofe ci sono tutte, data la massiccia quantità di petrolio in acqua e il protrarsi del versamento, con una moltitudine di uccelli nidificatori e di altri volatili che sfruttano la costa," ha dichiarato all'agenzia Reuters. "Se le tempeste tropicali smuoveranno il petrolio, allora sì che si potrà toccare con mano il reale impatto dell'accaduto."
Le proporzioni del disastro del Golfo firmato BP potrebbero oscurare quelle del riversamento causato dalla Exxon Valdez che interessò l'area di mare Prince William Sound in Alaska nel 1989 e che, secondo le stime, portò alla morte di 250.000 uccelli marini.

GLI UCCELLI TUFFATORI I PIÙ COLPITI AL MOMENTO
Al momento, i volatili più duramente colpiti dal petrolio nel Golfo del Messico sono quelli che si nutrono tuffandosi in acqua in cerca di pesce, inclusi il pellicano bruno, uccello simbolo della Louisiana, la cui specie è sparita lo scorso anno dall'elenco di quelle a rischio estinzione stilato dagli Stati Uniti, e la sula bassana, ha dichiarato Holcomb.
Ma uccelli da riva, trampolieri e uccelli canori saranno sempre più in pericolo con l'avanzamento del petrolio in direzione di spiagge e paludi.
L'oro nero deteriora le proprietà isolanti del piumaggio dei volatili, esponendoli al freddo e compromettendone la capacità di galleggiare, nuotare e volare. Le sostanze chimiche contenutevi possono inoltre ustionare l'epidermide e irritare gli occhi di questi animali, per non parlare del petrolio che finiscono per ingerire con il becco nel ripulirsi le piume, a tutto danno dell'apparato digerente.
Altra fauna selvatica del Golfo del Messico a rischio imminente è rappresentata dalle tartarughe marine e dai mammiferi marini.
A oggi, lungo la Costa del Golfo del Messico sono state ritrovate morte o debilitate 209 tartarughe di mare, circa il doppio del numero registrato alla fine della settimana scorsa, un conteggio che a giudizio dei funzionari della fauna selvatica deve considerarsi normale per questo periodo dell'anno.
Le cifre più recenti tengono conto di 194 rinvenuti morti a riva e di 12 trovati vivi in difficoltà, due dei quali morti successivamente in fase di recupero, a detta del Prof. Michael Ziccardi, medico veterinario e docente presso la University of California di Davis, supervisore delle squadre di soccorso delle tartarughe di mare e dei mammiferi marini in Louisiana.
Le tre restanti tartarughe dell'ultimo bilancio sono state ritrovate in mare pesantemente ricoperte di petrolio, ma, ha dichiarato il professore, sono sopravvissute. Si tratta delle uniche che presentano segni esterni di contaminazione da petrolio.
È stata eseguita l'autopsia su 40 carcasse di tartarughe recuperate integre, e la maggioranza dei referti ha indicato come cause del decesso l'annegamento o l'aspirazione di sedimenti di fondo, così Ziccardi.
Sebbene i risultati siano "in contrasto con l'esposizione al petrolio come causa prima di morte," si attendono gli esami di laboratorio eseguiti sui campioni di tessuti, dopodiché non resterà che far luce sui fattori meno chiari, ha dichiarato.
È stata confermata anche la morte di diciannove delfini dall'inizio del riversamento ma a detta del Professor Ziccardi non sono risultate tracce evidenti, né interne né esterne, indicanti la presenza di petrolio, su nessuno di quegli animali.


By: Steve Gorman
Translated by Giuseppina Manfredi on June 2, 2010

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